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Il futuro degli impianti è nelle nanotecnologie.

Il futuro degli impianti è nelle nanotecnologie.
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Cellula di osso ancorata alla superficie dei nanotubi di TiO2

Cellula di osso ancorata alla superficie dei nanotubi di TiO2

L’impiantologia quale tecnica riabilitativa è ormai ampiamente conosciuta, anche tra i non addetti ai lavori. Capita spesso, infatti, che i pazienti mi chiedano di sottoporsi a terapia implantare per recuperare esteticamente e funzionalmente situazioni di più o meno gravi edentulie.
In effetti i ponti, protesi composte da più elementi dentari e agganciate, mediante l’uso di corone, su denti pilastro, stanno cedendo il passo a queste nuove tecniche grazie proprio ai vantaggi che l’implantologia e la chirurgia orale sono in grado di fornire.
I ponti hanno una durata piuttosto limitata nel tempo e vanno sostituti dopo alcuni anni (diciamo che con la massima cura un ponte può resistere una decina di anni) e sono vittime, e ahimè anche molto spesso, di infezioni parodontali e infiltrazioni cariose a causa della difficoltà, per il paziente, di utilizzare accuratamente ed efficacemente spazzolìno e filo interdentale.
Gli impianti invece, oltre ad offrire una resa estetica decisamente più naturale, sono più semplici da gestire, in quanto richiedono la stessa cura dei denti naturali e non hanno complicazioni nè per l’igiene professionale nè per quella domiciliare.
La percentuale di insuccessi è attualmente molto bassa (si attesta intorno al 5%) e le cause principali sono da imputare all’insorgenza di un’infezione che obbliga alla rimozione e alla sostituzione e al distaccamento dello stesso dall’osso.
Il Dott. Shokuhfar, docente presso la Michigan Technological University in collaborazione con il Dott. Cortino Sukotjo, docente della University of Illinois at Chicago (UIC) College of Dentistry sta studiando un nuovo tipo di protesi che, grazie all’uso delle nanotecnologie, porti questa percentuale a 0.
La superficie di questi perni futuristici è costituita da nanotubi in biossido di titanio (TiO2), un materiale che ha ampiamente dimostrato essere in grado di favorire la rigenerazione ossea agevolando l’integrazione dell’impianto nei tessuti.
Un ulteriore vantaggio dei nanotubi è dato dalla possibilità di iniettare i farmaci necessari direttamente e gradualmente nel sito, in modo da limitarne l’assunzione per via orale o intramuscolare e contrastare drasticamente lo sviluppo di infezioni.
Per combattere le infezioni i nanotubi possono anche essere legati a nanoparticelle d’argento che, in base a diversi studi condotti dal team di ricerca, pare abbiano capacità antimicrobiche già in quantità bassissime e non dannose per l’organismo.
Un altro vantaggio è dato inoltre dalla totale trasparenza dei nanotubi che ne garantirebbero un’integrazione perfetta con i denti naturali tramite corone realizzate in materiali a base bianca, quali la zirconia.
E’ presto per prevedere quando queste protesi da film di fantascienza diventeranno realtà, ma dato che la fase di sperimentazione è già iniziata probabilmente non parliamo di un futuro poi così lontano.